Articoli marcati con tag ‘eus voci’

Voce del verbo: viaggi

martedì, 18 Marzo 2008

– No, perché a me qui sembra tutto così piccolo, così comodo… così corto. L’anno scorso, per esempio, siamo andati in vacanza all’Isola d’Elba, e quando ho saputo che saremmo partiti in auto, con le valigie nel bagagliaio, sono rimasta con la bocca aperta. Poi dopo ho realizzato che le distanze non sono più le stesse. Perché per noi in Russia il viaggio che cos’è? Una valigia qua, un’altra qua, un treno e tanto, tanto tempo. La prima volta che ho visto il mare avevo ventitré anni. Per andare sul Mar Nero da casa mia erano quasi tremila chilometri, tre giorni interi di viaggio. Dopo il ritorno avevo dimenticato tutto il riposo di quella vacanza. Mi sono poi dovuta far dare un altro giorno di ferie per riprendermi dal viaggio di ritorno dalle ferie. No, questo solo per dire…
– …
– Che c’è?
– No, niente. Pensavo che a vent’anni ho fatto un viaggio in treno di novecento chilometri con due amiche… sai, zaino in spalla e basta… e ci sembrò un’impresa epica.
– Eeeeh…

Sorride, intenerita.

– Povere, piccole, innocenti noi, eh?
– Eh… un po’.

[e poi ancora Voci, ma soprattutto Voci]

Borìn

giovedì, 13 Marzo 2008

Dice: qua c’è aria da borìn, stamattina.

Dico: uh, mi spieghi ben benino com’è l’aria da borìn? Mi manca del tutto…

Dice: borìn è quello che fuori dalla Venezia Giulia è già considerato un ventaccio. Ma che ne sanno, gli altri 🙂 Non fa mai danni, non supera gli 80 km/h, è piacevole, tiene il cielo pulito, è benevolo, tiene i capelli in ordine e lontano dagli occhi e, soprattutto, caccia via tutti i pensieri tristi.

[così.]

Take the time

giovedì, 13 Marzo 2008

Just let me catch my breath.

Voce del verbo: attento

mercoledì, 20 Febbraio 2008

So tear me open but beware: there’s things inside without a care.

[J. Hetfield, 1996]


Con(ri)sonanza – un anno dopo

domenica, 3 Febbraio 2008

Qualcosa di molto importante è pronto a riprendere il suo viaggio, finalmente, seguendo un percorso che tocca e riguarda la vita di ognuno e molto da vicino. Che si sia disposti ad accettarlo o meno, in qualunque regione di questo paese si stia.

E allora di nuovo buona fortuna, Alessandro.

E di nuovo: grazie.

Presentazione della prima edizione.

Copertina.

No time for what?

mercoledì, 30 Gennaio 2008

[Friuli, supermercato di quartiere a fine giornata. Alla cassa la ragazza, giovane ma dall’aria sfatta. Oltre la barricata del nastro il cliente dai capelli bianchi coi baffoni, il viso secco di rughe, il vocione e le spalle grandi.]

– Buongiornotesserasocio, signore?
– No… no… nono! Ho i miei anni, io, eh…
– …
– …io vede, son tanti anni che vengo qui e non l’ho mai fatta la tessera, ché non avevo mica tempo, sa, avevo da fare, tante altre cose da fare, io…
– …
– …e che, seh, mica avevo il tempo, non andavo mica in giro con tutto quello che avevo da fare, lei lo capisce, eh, no, ma forse non lo capisce, che volete capire voi giovani, del non avere tempo, avevo da fare io, altro che tessere e tessere…
– …
– …non avevo mica tempo di andarmene in giro, io!
– Eh, come se andare in giro non fosse importante.
– Ma…
– Eh, che poi se si viene su come lei…
– Come, scusi?
– E comunque la tessera io gliela devo chiedere per disposizioni aziendali, MICA PER TESTARE LA SUA PRODUTTIVITA’  DAL MEDIOEVO A OGGI, E OH!

Applauso dell’intero corridoio delle casse, clienti e impiegati.

Geografia

lunedì, 28 Gennaio 2008

Il paesaggio che riveli ad ogni respiro è disperso
colline che si disfano sul palmo della mano destra
torrenti che contraddici con la sinistra un cielo perso
nubi di fango salmastro che ruotano come una giostra
nulla di decifrabile di schiarito nella tua voce.

Ma tramandando a te stessa l’esilio così ereditato
un paesaggio e la sua morte sul punto di infrangersi in esso
perché ne accogli il deflusso lo assecondi con le tue mani?
si profilano tutto attorno orli di separazione
l’addio si sparse in rottami in luoghi stremati dal nome
.

[Toti Scialoja, da Le costellazioni (esametri 1992-1996)]

Hear what they say, say what you mean

giovedì, 24 Gennaio 2008

[a tavola, sei amici: si chiacchiera, si gustano cose buone, si ride, si discute.
Ad un angolo del tavolo, una mano tozzoléa la spalla accanto]

– Oh.
– Eh.
– Che c’è?
– Mh?
– Sonno?
– Mh… no…
– Stanca?
– No no, veramente no…
– Annoiata?
– Ma che stai a di’, France’?
– No, è che stai così, un po’ silenziosa.
– Sì, ma…
– Tutto bene?
– Sì, sì, benissimo. E’ solo che sto… ascoltando.
– …
– …. ?

Sorride con gli occhi, che gli scintillano come stelle scure.

– No, tu mi devi scusare… è che sono così abituato solo alla gente che parla che mi sono dimenticato che esiste anche quella che ascolta. E mi ero anche scordato che la risposta di "che c’è?" non è per forza "niente".

Mantra

giovedì, 24 Gennaio 2008

Her skin was darker than ashes
and she had something to say
‘bout being naked to the elements
at the end of yet another day
And the rain on her back that continued to fall
from the bruise of her lips
swollen, fragile, and small.

And the bills that you paid with were worth nothing at all
A lost foreign currency
multi-coloured, barely reputable
Like the grasses that blew in the warm summer breeze
Well she offered you this, to do as you pleased.

And where is the poetry?
Didn’t she promise us poetry?

The redwoods, the deserts, the tropical ease,
the swamps and the prairie dogs, the Joshua trees
The long straight highways from dirt road to tar
hitching your wheels to truck, bus, or car.

And the lives that you hold in the palm of your hand
you toss them aside small and damn near unbreakable
You drank all the water and you pissed yourself dry
then you fell to your knees and proceeded to cry.

And who could feel sorry for a drunkard like this
in a democracy of dunces with a parasites kiss?

And where are the stars?
Didn’t she promise us stars?

Nothing will ever be as it was
The price has been paid with a thousand loose shoes
Pictures are pasted on shop windows and walls
Like a poor mans Boltanski
lost one and all.

Sell, sell
Bid your farewell
Come, come
Save yourself,
give yourself over
Pushing your consciousness
deep into every atom and cell,
Sell,
Bid your farewell
Come, come
Save yourself,
give yourself over
Pushing your consciousness
deep into every atom and cell,
Sell,
Bid your farewell
Come, come
Save yourself,
give yourself over
Pushing your consciousness
deep into every atom and cell.

[D. Sylvian, 2005]


It’s about time

lunedì, 14 Gennaio 2008

Well I woke in mid-afternoon cause that’s when it all hurts the most
I dream I never know anyone at the party and I’m always the host
If dreams are like movies, then memories are films about ghosts
You can never escape, you can only move south down the coast.

Well, I am an idiot walking a tightrope of fortune…
(…)
…and though I’ll never forget your face,
sometimes i can’t remember my name
.

[A. Duritz, Mrs. Potter’s Lullaby, 1999]