Volemose bbene (dove prima una frontiera non c’era)

Otto del mattino di un giorno lavorativo come un altro. In un bar della periferia sud di Caserta, nella zona ex-Saint Gobain recentemente riempita di case e uffici secondo il progetto Urban2, il bancone è gremito del solito cordone di uomini in giacca e cravatta che passano per il caffè prima di andare in ufficio. Il barista prepara con i soliti gesti veloci e precisi decine di caffè, e intanto chiacchiera con i soliti avventori. Uno, dalla pancia commendatoriale, si inserisce con fare impaziente nel cordone sgomitando poco gentilmente, e chiede:

– Oh. Giuvino’, nu cafè.
– Certo, subito.

Questo viso che parla con la tiroide non è familiare al barista, che passa subito alla macchina del caffè con discrezione.

– Acqua, dotto’?
– E certo.
– Naturale o minerale?
– Naturale, e che maronn’.
– Preeego…

Un gruppo di persone esce, all’improvviso il locale si svuota e si sentono tintinnare i cucchiaini nelle tazzine dei tre che sono rimasti al bancone. Il signore panciuto chiama il barista, che intanto sta caricando il cestello della lavastoviglie.

– Sentite…
– Ditemi.
– Certo che ‘sta zona nuova è bellella, ne’?
– Be’, pe’ mmo’ sì. L’hanno finita di costruire da poco…
– Eh, ‘o ssaccio. Certo che ve site nu poco muntat’ ‘a capa co’ ‘e prezzi r’e ccase…
– Eeeeeh, purtroppo è vero… da quando è cominciato l’esodo da Napoli, alle case qua non ci si può veramente accostare più…

Una voce che prende il caffè un po’ più in là aggiunge:

– Eh, nun me ne parlate, mio figlio che cerca casa pure è andato a chiedere, gli hanno sparato certi prezzi!
– Ormai saranno un paio d’anni che i prezzi so’ cominciati a salire… è che coi soldi che a Napoli ti vendi una casa, qua te ne compri due pure mo’, e allora che vuoi, va così…

All’improvviso si sente sbattere sul piattino, forte, una tazzina. Quella del signore panciuto, che alza la voce:

– Ma guardate nu poc’… si nunn’era pe’ nnuje e mo’ ‘e verèveno nu poc’ ‘e renàre, ‘sti quatt’ cafune!*

Sbatte di nuovo la tazzina sul piattino.

– E ‘o ccafé nun ‘o ssapite manco fa’!

Si volta di scatto e se ne va. Senza pagare.

Dall’estremità del bancone, dietro un giornale aperto, un vecchio:

– Eh, e chest’ foss’ ‘a ci-vil-tà.

[* ma guardate un po’…se non fosse stato per noi non li avrebbero mai visti, un po’ di soldi, questi quattro cafoni! ]

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6 Commenti a “Volemose bbene (dove prima una frontiera non c’era)”

  1. alex321 ha detto:

    A questo punto, c’era da pedinare il panciuto e scoprire chi è.

  2. macca ha detto:

    Lo dico senza falsi slinguazzamenti: siete impagabili.

    Che poi, con ‘sti prezzi, non ci arrivereri.

    Daniele

  3. keroppa ha detto:

    Ale: a noi anime semplici è sembrato solo un avventore in cerca di casa forse proveniente proprio dai comuni limitrofi… dici che era il caso? 😉

    Danie’: siamo cafoni di qualità, mica bagigi. :-)))))

  4. macca ha detto:

    La Filosofia del Bagigio inizia, con mia somma soddisfazione, ad attraversare la Rete.

    Bagigi Forever!

    Daniele

    (E poi si fanno i party su “Skype”, eh? danmatt1, tanto non si paga).

  5. macca ha detto:

    Illustrissima,

    buon primo caffè del pomeriggio.

    Occhio a non esagerare con i bagigi: sono bastardi (dentro).

    Daniele

  6. keroppa ha detto:

    Ehi, il bagigio non è bastardo, ma universale (basta stare attenti all’uso che se ne fa, quest’è vero)!

    Qui c’è l’ingegnere che può dimostrarlo, eh.

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