Articoli marcati con tag ‘vocabolario fuori argine’

(pre) Posizioni

martedì, 3 luglio 2007

Cos’è un gatto, cos’è il mondo, cos’è un tetto, cos’è il resto?

E il testo, nel momento in cui lo arresto? Un pretesto? Forse pro-testo.

Mi piacerebbe qualcosa che stia in mezzo. Tra un de-testo e un con-testo.

Germe

mercoledì, 4 maggio 2005

 (gèr-me) ~ sostantivo maschile, che in biologia indica lo stadio iniziale di sviluppo dell’embrione, o anche l’insieme di cellule a funzione riproduttiva. Figurativamente sta per principio, causa prima, e in ambito letterario Manzoni lo usò per germoglio. In fisica, infine, è il corpuscolo o la carica elettrica intorno a cui si raccolgono le molecole di un vapore o di un liquido nella fase iniziale di una condensazione o una solidificazione.

* dal latino gērme(n) [corradicale di gēnus, genere], che sta per gêrb-men, ovvero la cosa concepita. Sua reale scaturigine sarebbe la radice GRABH- [ > inglese grab], analogo di GARBH-, prendere (sanscrito grbh-nati), da cui proverrebbe il senso di comprendere, contenere, concepire, alla quale poi si ricondurrebbero anche il sanscrito gharbhas (analogo allo zendo garewa), feto, l’antico alto tedesco chalb (moderno kalb) e, risalendo, il got. kalbôn, vitello, e l’antico slavo zrebe, che sta per grebe, cucciolo d’animale (che si potrebbe confrontare con grembo). Un’altra frangia di linguisti, però, lo riconduce direttamente alla stessa radice di genô, produco (cfr.: gente), alla cui origine starebbe gēn-men > gēs-men > GĒR-MEN (dove -MEN sarebbe suffisso puro).

(Deriv.: germàno, germinàle, germinàre, germòglio)

Numero. A pezzi.

mercoledì, 20 aprile 2005

 Persone. Persona.

Amici. Amico.

Parole. Parola.

Bisogni. Bisogno.

Spazi. Spazio.

Immagini. Immagine.

Silenzi. Silenzio.

 Ci sono singolari e plurali che montano e smontano concetti, idee, intuizioni.
Polvere… di percezioni. Di numero. Numero, che è unità minima di significato. Che muove. Che smuove. Che genera cerchi sull’acqua. Sempre più ampi, sempre più lontani, ancora più… in là.

Là.

Laggiù… laggiù.

Laggiù?

E se si tentasse di afferrarli?

Ictus

domenica, 3 aprile 2005

 (ìc-tus) ~ sostantivo maschile che indica l’arsi di un piede o di un metro, in quanto distinta da una presunta intensità d’accento. In musica è l’accento della battuta, cioè il tempo forte, mentre in linguistica è sinonimo di accento intensivo. In medicina è poi sinonimo di apoplessia. Propriamente è voce dotta latina, che letteralmente sta per colpo (in senso proprio e figurato), originariamente participio passato del verbo ìcere, battere, senza chiare corrispondenze.

[Chiedo venia per le imprecisioni degli accenti. Vorrei tanto sapere perché l’editor di testo di Splinder non permette più di importare simboli se non dalla mappa caratteri che è tra gli strumenti del programma stesso…]

Partenza

giovedì, 17 marzo 2005

(par-tèn-za) ~ Sostantivo femminile con significato di fase iniziale di un moto progressivo di allontanamento, per lo più associato nell’uso comune a un’idea definita di svolgimento o di destinazione.
* Sostantivo participiale modellato sul participio presente del verbo partire (par-tì-re), che trova corrispondenza nel provenzale, francese, catalano e spagnolo partir.
Dal latino partīri, voce dotta – a sua volta da părs, parte – con il significato originario di dividere, separare, da cui il passaggio al significato di separarsi, muoversi da un luogo, allontanarsi (se-partīri), analogamente al tedesco trennen (staccare, disgiungere, e quindi separarsi, andar via). Poiché il significato di muovere per andar lontano passa attraverso quello di dividersi, allontanarsi.

A presto, quindi. Sempre se sopravviverò alla sua ira, nel momento in cui si accorgerà che le Alpenliebetm che si porta dietro saranno state accuratamente riposte in un qualsiasi cestino dell’immondizia di una qualsiasi delle aree di servizio in cui ci fermeremo…

Decantazione

mercoledì, 9 marzo 2005

(de-can-ta-zió-ne) ~ v.tr. e intr. con senso di chiarificazione di un liquido ottenuta mediante la lenta separazione delle particelle insolubili in sospensione; figurato: processo per cui un problema, un fatto, un evento tendono con il tempo ad assumente proporzioni più chiare. Deriv. di decantàre, nel latino medievale composto della particella de-, da, che indica separazione, e cănthu(m), angolo, a sua volta proveniente dal greco kanthós, angolo dell’occhio (di origine celtica), poi passato nel medioevo a designare un angolo esterno o interno formato da due muri che s’incontrano.