Articoli marcati con tag ‘microniente’

Μὴ μοῦ τοὺς κύκλους τάραττε

martedì, 29 luglio 2008

Nel pieno
del vuoto
della vacanza
vaghi
e vaganti.

Voce del verbo: apro(sessia)

martedì, 20 maggio 2008

E’ un attimo rimasto sulla carta. C’era questo pomeriggio brutto, di pioggia appena finita e di fresco, di umori cattivi e silenzi violenti, che tu eri due stanze più in là a litigare al telefono con la tua ragazza e io di qua con quattro pastelli e la finestra spalancata sul sole che tramontava su questo pezzo di Friuli, che dopo un’ora di porte chiuse mi ero dimenticata di te e parlavo e cantavo come quando intorno non c’è nessuno. Eri vicino e non ti sentivo, non ti sentivo più, la mano ricopiava la finestra e non sentivo più nemmeno lo scarabocchio, dov’ero un anno fa, stavo pensando, mi pare, e mi vedevo dentro una canzone piccola, di treni e di sola andata. La paura che mi hai fatto, nel sogno appena iniziato, bastardo come un gatto: manchi di attenzione per i contorni, però.

Stronzo. Uno già non sa disegnare.

I can imagine nothing more tedious…

venerdì, 2 maggio 2008

I need maintenance,
I need patience,
I’m not foolproof,
I’m not waterproof,
I’m not shockproof, bombproof, bulletproof, fireproof, leakproof, childproof, stainproof, pressureproof
.

Ché se uno è una pianta, nient’altro che una pianta
in questo mondo di corpi celesti
prima o poi dovrà chiedere di essere perdonato.

[Marillion, Quartz, 2001]

Hear what they say, say what you mean

giovedì, 24 gennaio 2008

[a tavola, sei amici: si chiacchiera, si gustano cose buone, si ride, si discute.
Ad un angolo del tavolo, una mano tozzoléa la spalla accanto]

– Oh.
– Eh.
– Che c’è?
– Mh?
– Sonno?
– Mh… no…
– Stanca?
– No no, veramente no…
– Annoiata?
– Ma che stai a di’, France’?
– No, è che stai così, un po’ silenziosa.
– Sì, ma…
– Tutto bene?
– Sì, sì, benissimo. E’ solo che sto… ascoltando.
– …
– …. ?

Sorride con gli occhi, che gli scintillano come stelle scure.

– No, tu mi devi scusare… è che sono così abituato solo alla gente che parla che mi sono dimenticato che esiste anche quella che ascolta. E mi ero anche scordato che la risposta di "che c’è?" non è per forza "niente".

T’ingo la ria D’aria

lunedì, 14 gennaio 2008

Cielo bianco, grigio, azzurro e arancione. Che sonno, che nebbia, che foglie, che fili, che trame, che sogni, che segni, che specchi, che allodole, che tetti, che tegole, che tranvate, che tralicci, quanta elettricità, quanti malintesi, quante parole, quanti binari morti. E nuvole, e ruote, e quote, alte e basse, di volo, di pioggia e di neve.

Sull’autobus il finestrino è largo, alto, fa quasi centottanta gradi di paesaggio, gli occhi respirano più che in auto. Quanto in ritardo viaggi rispetto alle parole che ci vorrebbero, che ci vogliono, che senti e che ascolti, ma anche rispetto alle pause, alle autostrade, alle sagome che sfilano sui piani dell’orizzonte? Guardi il vento (eh, guardi) e fai previsioni sulla giornata che neanche un pignarûl per l’anno nuovo, non avverti necessità, guardi un cappellino di velluto marrone che riposa con la visiera che punta verso il cielo, muri senza intonaco, cancelli senza recinzione chiusi e piantati nel mezzo dello spazio di un campo messo a riposo, il ponte ciclabile sul Piave lucido di umidità che scintilla nel sole, intenzioni senza scopi precisi, finestre senza infissi, radici senza suffissi, numeri senza prefisso.
 
C’è questa ragazzetta bionda con il cappuccio del maglione tirato fin sulla fronte che dorme con il viso appoggiato al vetro e le nuvole del Cansiglio sulla testa, lontane. E il cielo verso sud a strappi, a macchie e a veli. E la laguna che xe acqua e tèra, acqua e tèra, acqua e tèra, e acqua e tèra e acqua e tèra e acqua e tèra…

… e da questa laguna di tempo incongruo e pannoso, fatto di aria e di latte, di filologia e cucine, di interlinea a uno e mezzo e vernice per termosifoni, da questo tempo a pezzi dovrà pur venire qualcosa, da questo buco nero che mangia parole dette e scritte, significanti e significati vecchi e nuovi, e odori e colori che disegnano coste di colline e voci amiche, sì, qualcosa, qualcosa dovrà pur venire.

Sei nata vestita. Che il tuo destino sia mica quello di combattere soltanto entro i confini del sogno?

*

Ehi… ma di chi stai parlando?
– Di me, piccere’.
Ah, mi credevo che ce l’avevi co’ mme. Ma quando li aggiusti ‘sti pronomi, ché così non si capisce niente?

Eucatastrofe (e tre)

giovedì, 3 gennaio 2008

NEVICA! NEVICA! NEVICA!

Buon giorno

lunedì, 17 dicembre 2007

Quando alle sei chiudi la porta
dai quattro mandate
ti volti verso l’ascensore.
E il pianerottolo – sette porte, voci basse, qualche fruscio –
freddo comm’a ‘nu Caino
ti restituisce un ceffone a mmana smèrza
che sa di caffè.

Trentaquattro anni (di matrimonio)

lunedì, 26 novembre 2007

[Lui, ingiubbottato, sciarpa e cappello, col piede sulla soglia da un quarto d’ora.
Lei arriva, calma, canticchiando a passo di cha cha cha]

Mariiiiiii’, alloooo’, si’ prooonta?

L’è lì, l’è là, l’è là che l’aspettava,
l’è lì, l’è là, l’è là che l’aspettava,
l’è lì, l’è là, l’è là che l’aspettava

…sient’, ma vafangùl’ tu e Miguel !

Dopo un altro quarto d’ora, sono ancora lì sulla porta che ridono.

Magic moments (dalla provincia)

giovedì, 18 ottobre 2007

(sms)

C’è qualcosa di più provinciale di uno che dal giapponese tenta di mangiare una salvietta per le mani scambiandola per un marshmallow? Tra l’altro prendendola coi bastoncini?

Eh? Ma di chi stai parlando? Chi è stato?

Io.

[si allega licenza di risata convulsa per almeno 6 (sei) mesi]

Voce del Verbo: gattono

sabato, 13 ottobre 2007

– Va’ a saperlo, quello che c’è nella testa delle persone….
– Ah, io ho rinuciato a tentare di guardarci dentro.
– 🙂
– Ormai comunico solo con i gatti.