Linee (traccio)

Sara, che ha da poco compiuto sette anni, è alle prese con il suo primo mese di scuola in seconda elementare. Ha sempre tanti compiti da fare, dice spesso con aria molto seria da qualche tempo a questa parte, moltissimissimi più che in prima!, ma la scuola mi piace, tutti i giorni non ci metto niente a finirli, io, afferma con quel piglio tutto suo. Così spesso ci sediamo alla stessa scrivania per fare ognuna i propri compiti:  io maneggio pesanti e a volte anche piuttosto grossi libri pieni di parole e figure, mentre lei esegue pagine e pagine di esercizi di italiano, ragiona a lungo per cercare una soluzione a quelli di matematica, disegna, impara poesie e canzoni e filastrocche che poi sono delle storie. Il tutto senza mai stare ferma per un minuto che sia uno là dove io, invece, resto inchiodata nella stessa posizione anche per ore, e solo il fruscio delle pagine e lo stridere della matita sui fogli dà ogni tanto alla piccola la sensazione di essere in compagnia di una persona e non di un sacco da pugile con la mia faccia stampata sopra.

– "Lori", dice pensierosa a un certo punto, "come hai detto che si chiama la scuola che fai tu?"
– "Università"
– "Ah, come universo… universo-tà"
– "No, Sare’, università"
– "U-ni-ver-si-tà?"
– "Sì, così"
– "U-ni-ver-si-tà. Però non mi ricordo cosa significa universo"
– "Prova a chiederlo a una delle maestre, domani a scuola"
– "Eh. Ripetimi come si dice, però…"
– "Università"
– "U-ni-ver-si-tà", ripete ancora una volta fra sé e sé senza smettere mai di scrivere sul quaderno degli esercizi di italiano.
– "Sare’, ma com’è che ti interessa tanto l’università, oggi?"
– "Perché devo dire una cosa a mamma, aspetta un attimo…", e se ne svolazza via nel corridoio a cercarla.
– "Maaaaaaammaaaaaaa…", si sente dall’altra stanza, "seeeenti, se quando finisco le elementari non voglio andare all’u-ni-ver-si-tà, posso fare un’altra scuola?", e sua madre che a momenti si strozza per trattenere una risata. Ognuno conosce i suoi polli.
– "Eeeeeeh? E come ti viene in mente ‘sta cosa?"
– "Perché guarda, guarda qua quanta roba che ho da fare, io! Adesso per Storia devo pure leggere e imparare questa!", sbotta indicando il suo libro aperto su un testo che sembra una specie di poesia, e molto lunga.
– "Alle elementari si studia, si fanno un sacco di compiti! Mica come alla scuola dove sta Lori… lei che sta all’università non c’ha poi tanto da studiare… ma se io non c’ho da studiare mi annoio! Guarda, lei non deve studiare mai, all’università non si deve mica studiare…. si deve solo sottolineare!".

[E qui sono io, che mi strozzo. Ma non proprio dal ridere.]

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5 Commenti a “Linee (traccio)”

  1. utente anonimo ha detto:

    È quello che dico sempre pure io 😉

  2. Fainberg ha detto:

    Ah, la saggezza dei bimbi 🙂

  3. hans ha detto:

    Miticissimissima!

  4. manuelcalavera ha detto:

    però si viaggia un casino, all’università 😛

  5. keroppa ha detto:

    Dicincéll’, calave’.

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